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tempo e automazioni

obblighi di trasparenza AI Act: cosa cambia per la tua attività

Dal 2 agosto 2026 chi usa l'intelligenza artificiale con i clienti deve dirlo. Cosa dichiarare su chatbot, foto, video e testi, senza giri di parole.

Craftweb · 18 agosto 2026 · 8 min di lettura · aggiornato il 18 agosto 2026

Dal 2 agosto 2026 sono operativi gli obblighi di trasparenza dell'AI Act, il regolamento europeo sull'intelligenza artificiale. In pratica: se una persona parla con un assistente automatico o guarda un contenuto creato con l'AI, deve poterlo capire. Questa guida è per chi ha un'attività — un negozio, un ristorante, un'agenzia, uno studio — e vuole sapere in dieci minuti cosa lo riguarda davvero, cosa può ignorare e cosa sistemare subito sul proprio sito.

Non è consulenza legale. È la lettura pratica di chi mette le mani nei siti e nelle automazioni delle attività tutti i giorni.

cosa dicono gli obblighi di trasparenza dell'AI Act

L'AI Act è il regolamento europeo sull'intelligenza artificiale. Si applica per gradi, con scadenze diverse. Quella del 2 agosto 2026 riguarda l'articolo 50, cioè la trasparenza: dire alle persone quando c'è di mezzo una macchina.

Il punto è semplice. L'utente ha diritto di sapere due cose:

  • che sta parlando con un sistema automatico e non con una persona;
  • che un testo, una foto, un video o un audio è stato generato o modificato con l'intelligenza artificiale.

Il 27 luglio 2026 è entrato in vigore l'AI Omnibus, il pacchetto che ha spostato in avanti alcune scadenze del regolamento: i sistemi ad alto rischio dell'Allegato III slittano al 2 dicembre 2027 e quelli integrati nei prodotti al 2 agosto 2028. La trasparenza no: quella è rimasta al 2 agosto 2026, confermata.

C'è una sola finestra tecnica in più. La marcatura dei contenuti in formato leggibile dalle macchine — i segnali nascosti dentro il file che permettono a un programma di riconoscere un contenuto artificiale — ha tempo fino al 2 dicembre 2026. È comunque un compito di chi fornisce lo strumento, non di chi lo usa per lavoro.

Sul fronte volontario, il 31 luglio 2026 la Commissione europea ha annunciato che circa 190 organizzazioni hanno firmato il codice di buone pratiche sulla trasparenza dei contenuti generati dall'intelligenza artificiale, tra cui i principali fornitori di strumenti generativi. È un binario di adeguamento anticipato, non un obbligo in più.

a chi si applica, anche fuori dall'Unione europea

Il regolamento distingue due ruoli. Il fornitore è chi sviluppa e mette sul mercato il sistema. Il deployer è chi lo usa nella propria attività: sei tu, quando attivi un assistente automatico sul sito o generi una foto per un post.

La domanda che a Dogana e dintorni si fanno tutti: vale anche per un'attività sammarinese? San Marino non è nell'Unione europea, ma il regolamento ha una portata che va oltre i confini. Si applica ai fornitori che immettono sistemi sul mercato europeo, ai deployer stabiliti nell'Unione e anche a fornitori e deployer di paesi terzi quando il risultato prodotto dal sistema viene usato nell'Unione.

Tradotto: se il tuo assistente automatico risponde a un cliente di Rimini, se i tuoi video girano su profili seguiti in Italia, se lavori con aziende italiane, il tema ti riguarda. Nel dubbio conviene comportarsi come se si applicasse: sono accorgimenti leggeri, e comunque fanno bene alla fiducia di chi ti legge. Per la posizione formale della tua attività, senti il tuo consulente.

i casi che riguardano davvero un'attività locale

Sulla carta l'articolo 50 copre diverse situazioni. Nella vita di un'attività di San Marino o di Romagna ne contano quattro.

il chatbot sul sito o su WhatsApp

Se hai un assistente automatico che risponde ai clienti — sul sito, in chat, dentro WhatsApp — deve essere chiaro fin dal primo contatto che dall'altra parte c'è un sistema automatico. Non serve un avviso legale lungo: basta una riga nel primo messaggio o sopra la finestra di chat.

Un esempio che funziona: "Ciao, sono l'assistente automatico di [nome attività]. Se preferisci parlare con una persona, scrivi operatore e ti passo a noi." Chiaro, corto, e in più abbassa la frustrazione di chi non vuole avere a che fare con una macchina.

Attenzione a un caso frequente: molti hanno acceso un assistente dentro un servizio di prenotazione o di assistenza senza accorgersene, perché il fornitore lo ha attivato in un aggiornamento. Vale la pena aprire il sito da telefono e guardare cosa risponde davvero.

foto, video e audio generati o modificati con l'AI

Se pubblichi un contenuto che sembra reale ma è generato o manipolato con l'intelligenza artificiale — una persona che non esiste, un locale ricostruito, una voce clonata — va dichiarato in modo visibile o udibile. Una scritta in sovrimpressione, una riga nella descrizione, un cartello iniziale nel video.

Il caso classico nella ristorazione e nell'immobiliare: la foto del piatto o della stanza "migliorata" al punto da non essere più quella reale. Qui il confine non è solo normativo, è commerciale. Se il cliente arriva e trova un'altra cosa, la recensione la scrive lo stesso.

i testi pubblicati su temi di interesse pubblico

Se pubblichi testi su questioni di interesse pubblico generati con l'intelligenza artificiale, vanno segnalati come tali. C'è un'eccezione importante: se il testo è passato da una revisione umana sostanziale e qualcuno se ne assume la responsabilità editoriale, l'obbligo non scatta.

Per il blog di un'attività questo significa una cosa sola, ed è la stessa che conviene fare per farsi trovare: metti una firma vera, fai leggere e correggere il testo a una persona che il mestiere lo conosce, e pubblica solo quello che sapresti difendere davanti a un cliente. Ne abbiamo parlato in come farsi trovare su Google ora che risponde l'intelligenza artificiale: i contenuti scritti senza nessuno che ci metta la faccia non stanno andando bene né con le regole né con la ricerca.

riconoscimento delle emozioni e dati biometrici

È il caso più raro tra le attività locali, ma esiste: se usi sistemi che riconoscono emozioni o categorizzano le persone con dati biometrici, le persone esposte vanno informate. Se hai telecamere "intelligenti" in negozio, chiedi al fornitore cosa fanno esattamente.

cosa non sei obbligato a etichettare

La regola non è "scrivi AI su tutto". Restano fuori, tra gli altri:

  • le modifiche standard a foto e video: taglio, luce, colore, correzioni che non cambiano la sostanza;
  • i contenuti dichiaratamente artistici, satirici o di finzione, dove l'indicazione va data in modo da non rovinare l'opera;
  • i videogiochi;
  • alcune comunicazioni ristrette tra aziende.

E non c'è retroattività: quello che hai pubblicato prima non va rietichettato a ritroso. L'attenzione va su quello che esce da adesso.

la checklist in sei punti

Un pomeriggio è più che sufficiente per la maggior parte delle attività.

  1. Fai l'inventario. Scrivi su un foglio ogni strumento con l'intelligenza artificiale che tocca i clienti: chat sul sito, risponditore automatico, generatore di immagini, sottotitoli, voci sintetiche, riassunti delle chiamate.
  2. Metti l'avviso sul chatbot. Prima risposta, non nella pagina privacy. E lascia sempre una via d'uscita verso una persona.
  3. Decidi una regola per foto e video. Cosa si può generare, cosa no, e come si segnala quando si genera. Una regola scritta su mezza pagina evita venti discussioni.
  4. Controlla le impostazioni degli strumenti. Molti servizi hanno già l'opzione per inserire i segnali di riconoscimento nei file: spesso basta accenderla.
  5. Forma chi usa gli strumenti. Dal 2 febbraio 2025 il regolamento chiede a fornitori e deployer di garantire un livello sufficiente di alfabetizzazione sull'intelligenza artificiale a chi usa questi sistemi per loro conto. Per un'attività piccola significa mezz'ora di spiegazione fatta bene, non un corso da manuale.
  6. Scrivi una pagina "come usiamo l'intelligenza artificiale". Tre paragrafi sul sito: cosa usi, per cosa, chi controlla il risultato. Serve per la trasparenza e serve ai clienti, che sempre più spesso lo chiedono.

chi controlla in Italia e cosa si rischia

In Italia il quadro nazionale è la legge 132/2025 sull'intelligenza artificiale. L'Agenzia per la cybersicurezza nazionale ha il ruolo di vigilanza, l'Agenzia per l'Italia digitale quello di notifica. Le violazioni degli obblighi di trasparenza sono sanzionabili in base al regolamento europeo, con importi commisurati alla gravità e al fatturato.

Detto questo, la sanzione non è la ragione migliore per muoversi. Un'attività locale vive di fiducia: il cliente che scopre da solo di aver parlato con un assistente automatico, o che riconosce una foto costruita, non apre un contenzioso. Cambia fornitore.

come lo gestiamo di solito su un sito

Nella pratica, per una PMI, l'adeguamento sono tre modifiche piccole e una decisione. In Craftweb partiamo sempre dall'inventario: quasi tutte le attività scoprono di avere più automazioni attive di quante ricordassero.

Le tre modifiche: la riga di avviso nel primo messaggio dell'assistente, una nota standard nella descrizione dei contenuti generati, una pagina sul sito che spiega come usi l'intelligenza artificiale. Tutte cose che si fanno in poche ore su un sito costruito bene, e che invece diventano un problema quando la chat è un componente esterno che nessuno sa più dove sia configurato.

La decisione è più interessante: quali passaggi automatizzare davvero. Un promemoria automatico dell'appuntamento, un preventivo compilato in metà tempo, le richieste che arrivano già smistate al posto giusto: sono automazioni che si dichiarano quando serve e che nessuno ti contesta, perché il cliente vede solo un servizio più veloce. Se vuoi capire quali sono le tue, parliamone: guardiamo insieme cosa usi oggi e cosa va sistemato.

il passo successivo

Apri il tuo sito adesso, dal telefono. Cerca la chat, scrivi "ciao" e leggi la prima risposta. Se non dice che è un sistema automatico, hai trovato la prima cosa da correggere — ed è anche la più veloce. Poi passa alle immagini degli ultimi post e chiediti quali resterebbero uguali se dovessi dichiarare come sono state fatte.

Da lì in poi è ordinaria manutenzione: una regola scritta, un controllo ogni tanto, e la testa libera per il resto del lavoro.

  • ai act
  • intelligenza artificiale
  • automazioni
  • normativa
  • pmi

domande frequenti.

Devo mettere un avviso se ho un chatbot sul sito?

Sì. Dal 2 agosto 2026 chi usa un sistema che dialoga con le persone deve renderlo riconoscibile fin dal primo contatto. Basta una riga nel primo messaggio o sopra la finestra di chat: dichiara che si tratta di un assistente automatico e indica come parlare con una persona. Non serve un testo legale lungo, serve che sia chiaro subito.

Gli obblighi valgono anche per un'attività di San Marino?

San Marino non fa parte dell'Unione europea, ma il regolamento si applica anche a chi sta in un paese terzo quando il risultato prodotto dal sistema viene usato nell'Unione. Se rispondi a clienti italiani o lavori con aziende italiane, il tema ti riguarda quasi sempre. Per la posizione formale della tua attività conviene sentire il proprio consulente.

Devo etichettare tutte le foto ritoccate?

No. Le modifiche standard che non cambiano la sostanza dell'immagine — taglio, luce, colore, piccole correzioni — restano fuori. L'obbligo riguarda i contenuti generati o manipolati con l'intelligenza artificiale che sembrano reali senza esserlo: persone che non esistono, luoghi ricostruiti, voci clonate. Lì serve un'indicazione visibile o udibile.

Gli articoli del blog scritti con l'AI vanno segnalati?

Se il testo tratta questioni di interesse pubblico ed è generato con l'intelligenza artificiale, va segnalato. L'obbligo non scatta quando il contenuto è passato da una revisione umana sostanziale e qualcuno se ne assume la responsabilità editoriale. Per un blog aziendale la strada semplice è una sola: far leggere e correggere ogni testo a una persona competente, con firma.

Cosa devo fare se non ho tempo di occuparmene adesso?

Parti dalle due cose che valgono di più e costano meno: l'avviso sul chatbot e una regola scritta su cosa si può generare e come si segnala. Sono mezza giornata di lavoro. Il resto — inventario degli strumenti, impostazioni di marcatura, pagina informativa sul sito — può seguire nelle settimane successive.

Fonti

per approfondire.

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