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le storie di Instagram: 7 cose da pubblicare in 5 minuti al giorno

Le storie non devono essere belle, devono esserci. Sette cose che hai già davanti agli occhi e che puoi pubblicare in cinque minuti, una per ogni giorno della settimana.

Craftweb · 18 settembre 2026 · 5 min di lettura

In un negozio di abbigliamento di Cattolica la titolare pubblica storie solo quando arriva la collezione nuova. Quattro volte l'anno, dieci storie in un giorno, poi silenzio per tre mesi. Dice che non sa cosa mettere il resto del tempo.

In realtà lo sa: passa nove ore al giorno dentro una stanza piena di cose da mostrare. Il problema è che pensa che una storia debba essere una notizia.

Le storie non servono a dire cose importanti

Una storia dura ventiquattro ore e la vede quasi solo chi già ti segue. Non è lì per convincere gli sconosciuti: è lì per ricordare a duecento persone della tua zona che tu esisti e stai lavorando.

Per questo funziona la cosa banale. Il pacco appena arrivato, la sarta che accorcia un paio di pantaloni, il caffè alle otto con la serranda mezza alzata. Non è contenuto povero: è la prova che dietro il nome c'è qualcuno.

E ha un secondo effetto, quello che conta davvero: chi ti vede tutti i giorni nelle storie ti scrive invece di chiamare un altro. Non perché l'hai convinto, perché gli vieni in mente prima.

Sette cose che hai già davanti agli occhi

Una per giorno della settimana, così non devi decidere niente. Sono tutte cose da girare col telefono, in verticale, senza preparare.

  • Il pacco che arrivi o la merce che entra. Apri la scatola davanti alla telecamera. Dieci secondi. È la storia che fa scrivere "quanto costa?" più di qualsiasi altra.
  • Il lavoro a metà. Le mani che fanno la cosa: la stoffa sotto la macchina, l'impasto, il pezzo sul banco. Mai il risultato finito e lucido: la parte a metà si guarda più volentieri.
  • La faccia di chi lavora. Tu o una persona del tuo, che dice una frase. "Oggi siamo aperti fino alle 19." Basta questo.
  • Una domanda con il sondaggio. Due opzioni, niente di più: "questo o questo?". Chi risponde ti sta dicendo cosa gli interessa, e chi risponde una volta torna a guardare.
  • La cosa ripubblicata del cliente. Quando qualcuno ti tagga, la rimetti nella tua storia con un grazie. Costa dieci secondi e fa venire voglia agli altri di taggarti.
  • L'avviso pratico. Chiusura, orario diverso, parcheggio, consegne. Sono le storie più noiose e le più guardate: la gente ha bisogno di sapere se sei aperto.
  • La chiusura della giornata. Il locale vuoto, la serranda, il banco pulito. Chiude il cerchio e non richiede nessuna idea.

Sette cose, sette giorni. Quando non sai cosa fare, guardi la lista e scegli quella del giorno.

Cinque minuti veri, non cinque minuti per dire

Il conto della giornata, per chi lo fa da solo col telefono:

  • Girare: tre spezzoni da dieci secondi, presi mentre lavori. Meno di due minuti, perché non ti fermi a farlo, lo fai dentro una cosa che stavi già facendo.
  • Pubblicare: apri, carichi, scrivi due parole sopra con il testo grande, metti l'adesivo del luogo. Due o tre minuti.

Cinque minuti. La differenza tra chi ce la fa e chi no non è il tempo: è il momento. Se aspetti la sera per pubblicare, ti ricordi di non avere girato niente. Se giri mentre lavori e pubblichi subito, la cosa si chiude in giornata.

Un trucco che funziona: quando hai girato uno spezzone buono e non sai cosa scriverci, pubblicalo senza scritte. Meglio pubblicato nudo che perfetto e mai pubblicato.

Cosa aspettarti come numeri (ordini di grandezza)

Questi sono ordini di grandezza, non promesse, e cambiano molto con la zona e il tipo di attività. Servono per capire che forma ha il risultato.

Prendiamo un negozio con 800 follower, quasi tutti della provincia. Tre storie al giorno, sei giorni a settimana, per due mesi. Quello che si vede di solito:

  • Ogni storia la guardano tra le 90 e le 200 persone. Sembra poco, sono tutte persone che potrebbero entrare domani.
  • I sondaggi li vota tra il cinque e il dieci per cento di chi guarda: dieci o quindici risposte. È poco per fare statistica, è abbastanza per decidere quale colore ordinare.
  • I messaggi diretti passano da uno o due a settimana a quattro o cinque. Questa è la cosa che si nota in cassa.

Se di quei messaggi in più due al mese diventano un acquisto, e lo scontrino medio è 60 euro, sono 120 euro al mese a fronte di due ore e mezza di lavoro tuo in totale. Con uno scontrino medio da 200 euro il conto cambia parecchio. Con un servizio da 1.500 euro cambia del tutto.

Salva in evidenza quelle che rispondono sempre alle stesse domande

Le storie spariscono, ma le puoi bloccare sul profilo nelle raccolte in evidenza. È la parte che quasi nessuno usa e che lavora anche quando tu non pubblichi.

Tienine tre o quattro, non dieci:

  • Orari e dove siamo. Con la foto della vetrina e come si parcheggia.
  • Cosa facciamo. Cinque o sei storie che mostrano i lavori tipici.
  • Domande frequenti. Una storia per domanda, con la risposta scritta grande.

Chi arriva sul tuo profilo la prima volta guarda quelle. Le fai una volta, ti costano mezz'ora, e ti risparmiano venti messaggi al mese con la stessa domanda.

In pratica, oggi

  1. Copia la lista dei sette tipi in una nota del telefono. Domani mattina, quando non sai cosa pubblicare, guardi lì invece di pensarci.
  2. Gira tre spezzoni adesso di quello che hai davanti: una cosa a metà, il locale, le tue mani che lavorano. Dieci secondi a testa, verticali. Pubblicali senza scrivere niente sopra.
  3. Crea la raccolta in evidenza "orari e dove siamo" con due storie: la vetrina e gli orari scritti grandi. Dieci minuti, e resta lì per sempre.

Le storie non premiano chi le fa belle, premiano chi c'è. Cinque minuti al giorno per sei giorni a settimana valgono più di dieci storie perfette ogni tre mesi.

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Quante storie al giorno sono giuste?

Da due a quattro. Una sola passa inosservata, più di cinque fanno saltare la sequenza a metà. La cosa che conta davvero non è il numero al giorno, è che ci sia qualcosa quasi tutti i giorni: chi apre e non trova niente per una settimana smette di aprire.

Le storie spariscono dopo 24 ore: non è tempo buttato?

No, perché le storie non servono a essere trovate, servono a farsi ricordare da chi ti segue già. E quelle che funzionano le salvi in evidenza sul profilo, dove restano: gli orari, i lavori fatti, le domande frequenti. Quelle continuano a lavorare per mesi.

Devo mostrare la faccia per forza?

Non per forza, ma aiuta più di ogni altra cosa. Se ti mette a disagio, comincia dalle mani mentre lavori e dalla voce fuori campo: la gente si abitua a te comunque. Nella maggior parte delle attività locali il volto del titolare è il motivo per cui una persona scrive invece di chiamare un altro.

Meglio pubblicare a un'ora precisa?

Conta meno di quanto si dice. Vale la regola del buon senso: la mattina presto e l'ora di pranzo funzionano per chi vende servizi, la sera per ristorazione e negozi. Scegli due momenti che ti stanno comodi nella giornata e tienili, così diventa un'abitudine tua invece di una decisione da prendere ogni volta.

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