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ti trovano su Instagram e poi spariscono: 7 cose che devono esserci sul tuo profilo

Un video visto da migliaia di persone non serve a niente se chi arriva sul profilo non capisce dove sei e come prenotare. Ecco le sette cose da sistemare oggi.

Craftweb · 8 settembre 2026 · 5 min di lettura

Una parrucchiera di Serravalle mi ha mostrato un reel con quattromila visualizzazioni. Contentissima. Poi le ho chiesto quante persone avessero prenotato quella settimana: nessuna in più del solito.

Siamo andati a guardare il profilo dal telefono, come lo vede un estraneo. In dieci secondi non si capiva né in che paese fosse il salone, né come si prenotasse.

Chi arriva sul tuo profilo ti dà dieci secondi, non di più

Il video ha fatto il suo lavoro: ha incuriosito qualcuno e l'ha portato a toccare il tuo nome. Quello che succede dopo è tutto lì, in una schermata: nome, foto, tre righe di descrizione, un pulsante, le copertine in evidenza, le prime nove anteprime.

Se in quella schermata manca una risposta, la persona non scrive per chiedere. Torna indietro e continua a scorrere. Non ti odia, semplicemente ha trovato un ostacolo e l'ha evitato, come faresti tu davanti a un negozio senza orari sulla porta.

Quindi il conto è brutale: tutto il lavoro dei video passa da quella schermata.

Le prime tre: chi sei, cosa fai, dove sei

Sembrano ovvie e sono quelle che mancano più spesso.

  • Il mestiere accanto al nome. Nel campo del nome (non nella descrizione) scrivi quello che fai: "Sara Parrucchiera Serravalle", non solo "Sara Hair Studio". È il campo con cui Instagram ti trova quando qualcuno cerca "parrucchiere Serravalle". Se lì c'è solo una parola inventata, ti trova solo chi già ti conosce.
  • La città, scritta per esteso. Non basta il segnaposto del luogo nei post. La città va nella descrizione, in chiaro. Metà delle persone che ti vede è a quaranta chilometri e non sa se vale il viaggio.
  • Cosa fai e per chi, in una riga. "Tagli e colore, anche senza appuntamento la mattina" dice più di "Passione, stile, creatività dal 2011". La prima riga risponde a una domanda, la seconda a nessuna.

Le altre quattro: come ti scrivono, quanto costa, chi l'ha già fatto, se sei vivo

  • Un solo modo per contattarti, ben visibile. Il pulsante WhatsApp funziona meglio di tutto il resto per un motivo banale: la gente ce l'ha già aperto. Se metti sito, mail, telefono, messaggio e modulo, la persona deve scegliere, e scegliere costa fatica. Uno, in evidenza.
  • Un riferimento di prezzo. Non il listino completo: una fascia. "Tagliandi da 90 euro", "menù di pesce 35 euro a persona", "preventivo gratuito entro 48 ore". Serve a far scrivere le persone giuste.
  • Le prove che il lavoro è buono. Una copertina in evidenza con lavori finiti, prima e dopo, o le recensioni riprese con uno screenshot. Non serve che sia elegante, serve che si veda.
  • Un segno che l'attività è aperta. L'ultimo post di sette mesi fa dice a chi passa che hai chiuso. È il motivo per cui il ritmo di pubblicazione conta anche quando le visualizzazioni sono poche.

Sette cose. Nessuna richiede un fotografo, tutte si fanno dal telefono in mezz'ora.

Quanto ti costa un profilo muto (ordini di grandezza, non promesse)

Facciamo un conto con numeri tondi, tenendo presente che cambiano molto da attività ad attività.

Mettiamo che i tuoi video in un mese portino 300 persone a toccare il tuo nome e ad aprire il profilo. Con un profilo che non risponde alle domande, da 300 visite escono due o tre messaggi: succede perché scrivono solo i più decisi. Con le sette cose a posto, da 300 visite escono di solito otto o dieci messaggi.

La differenza è sei messaggi in più al mese. Se ne chiudi la metà e il lavoro medio da te vale 60 euro, sono circa 180 euro al mese. Se fai serramenti e il lavoro medio vale 1.800 euro, il conto diventa un'altra cosa. In entrambi i casi il tempo speso è lo stesso: mezz'ora, una volta.

Non è un moltiplicatore garantito, e in mesi morti non si vede. Ma è la cosa più economica che puoi sistemare, perché il traffico lo stai già producendo.

L'errore che vedo più spesso: mandare tutti su un modulo da compilare

Quasi tutti i profili che sistemiamo avevano un link a una pagina con un modulo: nome, cognome, mail, telefono, messaggio, due caselle da spuntare.

Chi ti ha trovato con un reel alle undici di sera non compila quel modulo. Vuole scrivere tre parole e tornare a scorrere. Sostituire il modulo con un messaggio WhatsApp precompilato — tipo "Ciao, vorrei un preventivo per..." — è il cambio singolo che fa più differenza, e si fa in cinque minuti.

L'altro errore gemello è mettere il link a un sito che sul telefono si apre male. Se la pagina ci mette cinque secondi e poi devi ingrandire con due dita, hai perso la persona prima che legga qualcosa.

In pratica, oggi

  1. Apri il tuo profilo come se non fossi tu. Passa il telefono a qualcuno che non lavora con te e chiedigli: dove siamo, cosa facciamo, come si prenota. Quello che non ti sa dire in dieci secondi è quello che manca.
  2. Scrivi il mestiere e la città nel campo del nome. Non nella descrizione: nel campo del nome. Due minuti, ed è la modifica che ti fa trovare da chi cerca.
  3. Metti un pulsante WhatsApp e togli tutto il resto. Un solo modo per scriverti, in evidenza, con un messaggio già iniziato.

Non serve un profilo bello: serve un profilo che risponda alle domande di chi ci arriva per caso. Sistemale una volta e lavorano per tutti i video che pubblicherai da qui in avanti.

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domande frequenti.

Devo mettere il numero di telefono o basta il messaggio diretto?

Mettili entrambi, ma dai più spazio a quello che riesci davvero a seguire. Se il telefono suona mentre lavori e non rispondi mai, il numero in evidenza ti fa più danno che bene. Meglio un pulsante WhatsApp che controlli tre volte al giorno.

Ho paura di scrivere i prezzi. È obbligatorio?

Non è obbligatorio, ma qualche riferimento aiuta. Basta una fascia o un punto di partenza, tipo "tagliandi da 90 euro". Chi non può permettersi il tuo lavoro non ti scrive e non ti fa perdere tempo, chi può se lo aspettava.

Quante volte devo aggiornare le storie in evidenza?

Due o tre volte all'anno bastano, più un controllo se cambi orari o listino. Sono la parte del profilo che invecchia peggio: una copertina con gli orari estivi vista a novembre fa sembrare l'attività chiusa.

Il profilo conta più dei video?

Fanno due lavori diversi. I video portano la gente davanti al profilo, il profilo la trasforma in una telefonata. Se sistemi solo i video, paghi il traffico e lo butti; se sistemi solo il profilo, nessuno passa.

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