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il tuo sito è davvero tuo? 6 controlli per non restare ostaggio di chi te l'ha fatto

Dominio, hosting, email e testi: se sono intestati a qualcun altro, il sito non è tuo. Qui trovi i sei controlli da fare oggi e la mail da mandare per riprenderti tutto.

Craftweb · 29 agosto 2026 · 6 min di lettura

Una falegnameria di Coriano ha chiesto di aggiornare i prezzi sul sito. Il ragazzo che l'aveva fatto quattro anni prima non rispondeva più: aveva cambiato lavoro, non faceva più siti. Il dominio era intestato a lui, l'hosting pagato con la sua carta, le email aziendali dentro il suo account.

Il sito era ancora online, ma la falegnameria non poteva toccare nemmeno una virgola. E quando l'hosting è scaduto, otto mesi dopo, il sito è semplicemente sparito insieme a tre anni di email.

Non è cattiveria: è che nessuno ha mai chiesto a chi era intestato

Quasi sempre questa storia non nasce da un litigio. Nasce da un'abitudine: chi fa il sito compra il dominio e l'hosting con il suo account, perché è più rapido, e nessuno ci pensa più.

Funziona finché quella persona c'è. Il giorno che cambia lavoro, alza i prezzi, o semplicemente smette di rispondere, ti accorgi che non possiedi niente di quello che hai pagato.

I sei controlli qui sotto si fanno in mezz'ora e si fanno anche se sei contentissimo di chi ti gestisce il sito. Anzi: proprio in quel caso, perché è il momento in cui la risposta arriva in un giorno e senza tensioni.

Controlli 1 e 2: il dominio intestato a te, e le chiavi dell'hosting in mano tua

Il dominio — cioè l'indirizzo del sito — è la cosa che conta più di tutte. Chi lo controlla può spostare il sito, cambiare le email, oppure lasciarlo scadere.

Cerca "whois" su internet, entra in uno di quei servizi e scrivi il nome del tuo sito. Guarda il campo dell'intestatario. Deve comparire la tua azienda, con la tua partita IVA e una email che leggi tu. Se compare il nome di un'altra persona o di un'agenzia, questo è il primo problema da sistemare, prima di ogni altra cosa.

Subito dopo viene l'hosting, cioè il posto dove vivono i file del sito. Lì devi sapere tre cose: come si chiama il fornitore, chi lo paga, e se hai un accesso tuo al pannello. Non serve che tu ci entri mai: serve che tu possa entrarci, o farci entrare qualcun altro, in una giornata qualsiasi senza chiedere il permesso a nessuno.

Controllo 3: se il sito è fatto con un programma chiuso, non puoi portarlo via

Qui c'è una distinzione che vale soldi. Alcuni siti sono costruiti su programmi che si possono spostare: un sito fatto con WordPress, per esempio, si copia su un altro hosting e riparte.

Altri sono costruiti dentro piattaforme chiuse, a volte fatte in casa dall'agenzia. In quel caso, se cambi fornitore, il sito non si sposta: va rifatto. Non è sempre sbagliato scegliere una piattaforma così, ma devi saperlo prima, perché è la differenza tra un trasloco da una serata e un lavoro da qualche migliaio di euro.

Chiedi la domanda in modo diretto: "se domani volessi spostare il sito a un altro fornitore, cosa mi date?". La risposta ti dice tutto.

Controllo 4: testi, foto e video devono essere tuoi nero su bianco

I contenuti sono la parte che quasi nessuno controlla. Le foto dei tuoi lavori fatte dal fotografo dell'agenzia, i testi scritti da loro, il video girato in laboratorio: sono tuoi solo se il contratto lo dice.

Chiedi due cose: una riga che dica che i contenuti realizzati per te sono tuoi, e i file originali — le foto in alta qualità, i video montati e non montati — su un disco o in una cartella che hai tu. Le foto in alta qualità ti serviranno comunque per i volantini, il menu, la vetrina.

Controlli 5 e 6: le email aziendali, e chi tiene le password

Un sito spento si rifà. Tre anni di email perse non tornano.

Controlla dove stanno le caselle: possono essere sullo stesso hosting, su Google Workspace, su Microsoft, su un fornitore italiano. Poi controlla chi è l'amministratore di quell'account. Se non sei tu, quella è la cosa da spostare per prima, prima del dominio e prima del sito.

Resta l'ultima verifica, la più banale e la più trascurata. Fai una lista di quattro righe — dominio, hosting, email, pannello del sito — e accanto a ognuna scrivi chi ha le chiavi. Se su due righe su quattro c'è scritto solo il nome di una persona esterna, sai già cosa fare questa settimana. Le password condivise su un foglietto o in una chat non contano: serve che siano in un posto dove le trovi anche fra due anni.

Quanto costa restare fuori dai propri dati

Ordini di grandezza, non promesse, ma basati su casi veri:

  • Rifare da zero un sito vetrina da 6-8 pagine, perché quello vecchio non si può spostare: tra 1.800 e 4.000 euro, più due o tre settimane.
  • Recuperare un dominio intestato a qualcun altro che non collabora: nella migliore delle ipotesi qualche settimana di scambi di mail. Nella peggiore, cambiare indirizzo e perdere le visite che arrivavano da Google.
  • Tre giorni con le email aziendali spente, per un'attività che riceve dieci richieste a settimana: quattro o cinque richieste che non leggerai mai, e non saprai nemmeno quali.

Contro tutto questo: mezz'ora di controlli e una mail di cinque righe.

In pratica, oggi

  1. Cerca il tuo sito su un servizio WHOIS e guarda l'intestatario del dominio. È il controllo che da solo vale più di tutti gli altri, e si fa in due minuti.
  2. Scrivi una lista di quattro righe — dominio, hosting, email, accesso al sito — e accanto a ognuna il nome di chi ha le chiavi. Le righe dove non c'è il tuo nome sono la tua lista di cose da fare.
  3. Manda questa mail a chi ti gestisce il sito: "Ciao, per ordine interno mi serve sapere a chi è intestato il dominio, dove è ospitato il sito e chi amministra le email. Se qualcosa non è intestato a noi, vorrei sistemarlo." Chi lavora bene risponde volentieri.

Non serve diffidare di nessuno: serve che le cose che hai pagato siano scritte con il tuo nome sopra. Chi ti gestisce il sito in modo serio è il primo a essere d'accordo, perché così anche lui lavora più tranquillo.

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domande frequenti.

Come controllo a chi è intestato il mio dominio?

Vai su un servizio di ricerca WHOIS, scrivi il nome del tuo sito e guarda il campo dell'intestatario. Se l'anagrafica è privata, chiedi direttamente a chi ti gestisce il sito una schermata del pannello del dominio con i dati dell'intestatario. La risposta a questa domanda è il controllo più importante di tutti: chi è intestato al dominio, in pratica, decide del sito.

Chi mi ha fatto il sito può spegnerlo se litighiamo?

Se il dominio e l'hosting sono intestati a lui, tecnicamente sì, e succede più spesso di quanto si pensi. Se invece il dominio è tuo e paghi tu l'hosting, il peggio che può fare è non lavorarci più: il sito resta online e puoi farlo riprendere da chiunque. È esattamente per questo che l'intestazione conta più del contratto.

Cosa succede alle email aziendali se cambio chi mi gestisce il sito?

Se le caselle sono collegate al tuo dominio e tu controlli il dominio, si spostano senza perdere niente, di solito in una serata. Se invece le caselle sono su un servizio intestato a chi ti gestiva il sito, devi scaricare tutti i messaggi prima che l'accesso venga chiuso. Fai quel passaggio per primo, perché le email perse non tornano più.

Se ho pagato il sito, i contenuti sono automaticamente miei?

Non sempre, e conviene metterlo nero su bianco. Testi, foto e video possono restare di chi li ha prodotti se il contratto non dice il contrario, e le foto comprate su banche immagini a volte sono legate alla licenza dell'agenzia, non alla tua. Una riga scritta in fase di preventivo, in cui i contenuti realizzati per te sono tuoi, risolve la questione prima che nasca.

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